Il mio SuperSprint Dee Jay Tri

Ogni anno sono solita fare la lista di gare triathlon alle quali vorrei partecipare. Mi studio il percorso, l'attrezzatura, il viaggio da fare e di conseguenza inizio ad allenarmi. Immancabilmente però arrivano anche gli imprevisti, di ogni genere, dagli infortuni alle trasferte lavorative che mi impediscono la partecipazione alle gare. Cosi per anni.
Quest'anno ho capito. Ho capito che oltre a questi impedimenti c'era dell'altro. C'era la paura di cimentarsi in questo sport, la paura di fare brutta figura, la paura di non essere mai preparata abbastanza. Quindi ho pensato che fosse giunto il momento di arrivare ultimi e di smettere di avere paura. Mi sono iscritta al mini sprint di Radio Deejay qualche giorno prima della scadenza e mi sono buttata.
Alla gara mi presento con la bici anni 80 del papà di mio marito (una Signora bici all'epoca) e niente più. Nessuna certezza di finire la gara, solo 3 obiettivi: NON affogare, NON cadere dalla bici, NON distruggere il ginocchio dolorante.
La giornata è molto calda e la domanda "che ci sto a fare qui" inizio a farmela da subito, ho difficoltà anche solo nell'attaccare gli adesivi sul casco! Le ore prima dell'inizio, fissato alle 13, passano lentamente, accenno ad un minimo di riscaldamento ma niente più, sento solo la mancanza del divano. Finalmente arriva il momento, purtroppo non posso più scappare e mi dico mai più, nunca mas, never ever. Mi butto in acqua come una ottantenne del Pio Albergo Trivulzio in gita e via si parte! Da quel momento in poi ricordo poche cose, mi dico spesso di non andare a spron battuto e di risparmiare le energie. La ragazza davanti a me nuota a rana! La cosa mi mette di buon umore, il fatto di non riuscire a superarla nonostante ciò un pò di meno ma sti cazzi! Nuoto e mi sento bene, c'è ancora gente attorno a me, anzi ci sono anche altre presenze molto calorose. In poco tempo veniamo letteralmente avvolti dalla vegetazione dell'idroscalo. Come Laocoonte provo a districarmi, nuoto un po' a dorso e ci riesco. Sarà così per tutti i 500 metri ma sono lucida e mi concentro solo sulle boe. Arrivo al pontile e con non poca difficoltà mi alzo in piedi per correre. Arrivo alla bici (ovviamente non ho scarpe da ciclismo) uso già quelle da corsa e mi metto in sella. Momento top della gara, uno del pubblico mi urla "hai una bici bellissima! " lo ringrazio e inizio la frazione di gara con stupore.

Fin lì ci sono arrivata, incredibile. Con lei faccio quello che posso, in maniera imbranata al primo cambio di rapporto faccio cadere la catena. Prima mi maledico poi mi viene da ridere. Porto a casa la pelle pure in questa frazione. Ora c'è l'ultima, la mia amica corsa, da ora in poi inizia la comfort zone...col cavolo!... non mi sento più le gambe! Le ultime forze le uso per aprire il gel che ho portato con me. Il caldo afoso non mi fa respirare. Cammino un pò. Appena lo faccio qualche spettatore mi esorta a ricominciare a correre, una volta, due volte, tre volte, ma all'idroscalo i cavoli propri non se li fa nessuno?!! La manciata di km fino al traguardo passa un pò troppo lentamente ma inizio a sentire la musica deH'arrivo, vedo il red carpet... sento il sorriso che si allarga fino alle orecchie, mio marito che mi aspetta come tutte le volte. E' finita, sono sfinita ma che bello che è stato!

Torno a casa con due promesse: a luglio si fa uno sprint e, cosa ancora più importante, la prossima volta si porta la crema solare!!!!
Ah per la cronaca, sono arrivata terzultima!

